Mettere il proprio nome su un’insegna è un gesto di responsabilità.
Per me, significa dare forma a un progetto gastronomico che interpreta il gelato con uno sguardo libero, rigoroso e contemporaneo.
Sono Chiara Spalluto e credo in un modo di fare gelato che sia, prima di tutto, consapevole.
Il mio percorso non è fatto di certezze ereditate, ma di domande costanti. Dalle radici a Casalabate agli studi in Economia a Trieste, fino alla specializzazione tecnica in CAST Alimenti, ogni tappa è stata necessaria per costruire un’identità autonoma.
Non è cambiato solo il marchio: è cambiata la visione.
Oggi il mio laboratorio è uno spazio di ricerca dove la tecnica si spoglia del già visto per restituire al gelato la sua natura più pura.
Cosa rende un gelato “differente”?
Per me è la capacità di essere pensato prima di essere prodotto.
È l’architettura di una ricetta che riduce gli zuccheri per dare voce alla materia prima.
È il coraggio di proporre abbinamenti gastronomici inediti (come il datterino o il burro e capperi) trattando il gelato non come un semplice dessert, ma come un ingrediente d’alta cucina.
In un mondo di sapori standardizzati, scelgo la strada della sottrazione.
Ogni gusto che esce dalle mie carapine in acciaio è il risultato di un’analisi rigorosa e di una sensibilità artigiana che non accetta compromessi.
Oggi il marchio Chiara Spalluto è un hub che unisce produzione, consulenza e formazione.
Il mio obiettivo è portare la cultura del gelato oltre i confini della bottega, collaborando con professionisti e chef che cercano un’eccellenza tecnica capace di emozionare.
Perché fare gelato è un mestiere antico, ma pensarlo in modo differente è una missione contemporanea.